Dicono di noi

Nel loro primo romanzo storico a quattro mani, “Le radici del fiordaliso”, le autrici Erika Casali ed Anna Lisa Manotti ci offrono uno spaccato di un quarto di secolo che fu decisivo nel definire alcuni aspetti della Bielorussia contemporanea. Il breve esperimento della Repubblica Popolare Bielorussa, il contrasto stridente tra polonizzazione e sovietizzazione, la Guerra sovietico-polacca, le purghe staliniane nei confronti degli intellettuali bielorussi, il movimento dei Giovani sionisti di sinistra, il Patto Molotov-Ribbentrop, il ghetto di Minsk, l’Olocausto, l’assedio di Hrodna, la resistenza bielorussa e le deportazioni in Siberia. Così nasce il fiordaliso. 

Due delle intuizioni particolarmente azzeccate dalle autrici sono sicuramente la coralità del romanzo e l’utilizzo di tre diverse traslitterazioni (dal polacco, bielorusso e russo). Tali scelte sono indicative della situazione demografica che caratterizzava l’attuale territorio bielorusso nel periodo interbellico. A causa della loro travagliata storia, quelle terre erano infatti abitate da una pluralità di popoli: in maggior sostanza da bielorussi, ebrei, polacchi, lituani, ucraini e russi. Furono la Seconda guerra mondiale e l’Olocausto a cambiare drasticamente la composizione demografica di quei territori.

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Osservatorio russia

Gli eventi vengono riferiti come se si trattasse di un manoscritto ritrovato dopo il crollo del Regime, avvenuto nel 1991, stilato per mano di un ipotetico alto funzionario della polizia segreta. Nefandezze e gesti di grande umanità sono elementi imprescindibili dalle guerre, bravura è saperli raccontare attraverso storie tali da sembrare realmente accadute. I sentimenti, la vita che deve continuare anche dopo la morte delle persone a noi più care, confidare nell’amicizia e scoprirne il tradimento, affrontare difficoltà indicibili sperando solo nel futuro e nella libertà, per quanto aleatori, sono il tessuto di questo puzzle che si compone pagina dopo pagina sotto i nostri occhi. Personalmente non conoscevo a fondo la situazione politica pregressa della Bielorussia, e di un romanzo mi affascinano piuttosto le esistenze e il loro materializzarsi, ma questo libro ha colmato una mia lacuna dandomi un motivo in più per apprezzarlo. 

Nonostante la mole il romanzo risulta scorrevole, l’ho apprezzato sia per le informazioni storiche sia per l’intreccio, forse in alcuni punti la stacco di un rigo avrebbe agevolato il cambio di scena, ma ritengo sia un dettaglio davvero minimo che non penalizza affatto la lettura; rimane godibile sia per l’evoluzione della trama che per il registro usato.

Personalmente non vedo l’ora di leggere il secondo libro.

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vuoi conoscere un casino

È una storia corale, difficile da riassumere, perché è fatta di tanti fili che si sfiorano, si intrecciano e si sciolgono, col progredire delle vicende storiche. Il continuo cambio di nomi e confini dei vari territori è a volte difficile da seguire, ma rende alla perfezione la situazione caotica che le persone si trovavano a vivere. Un giorno bielorussi, un giorno polacchi, un giorno russi. Un giorno potevano parlare la loro lingua e quello dopo no. Una situazione di instabilità e pericolo perenni che rendono instabili tutte le vite coinvolte, costringendole ad adattarsi, spostarsi, nascondersi, per restare vivi e continuare a lottare per essere liberi.

Seguo questa saga da prima che uscisse, attraverso gli interessanti approfondimenti che le autrici hanno pubblicato, su tutto ciò che la riguarda: il territorio, le vicende storiche, i personaggi, la cucina, le tradizioni. Per questo già immaginavo che sarebbe stata una buona lettura, perché si vede che ogni dettaglio è stato curato e corredato da precise ricerche (ricerche tra l’altro molto difficili, vista la scarsa conoscenza qui in Italia del luogo scelto).

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A LIBRO APERTO – Maika medici

“LE RADICI DEL FIORDALISO-TRILOGIA DELLA RUSSIA BIANCA VOL. 1” di @erikacasali_ ed @annalisamanotti (pag. 428) è un romanzo storico molto interessante, che illumina i fatti accaduti in Bielorussia tra il 1919 ed il 1943. Si tratta di un’opera immensa, il primo dei tre capitoli di una storia che vede come protagonista una nazione che vuole nascere, che cerca la sua identità, un popolo continuamente vittima delle lotte di potere dei paesi confinanti.

Molti sono i personaggi che alternano la loro voce, evidenziando la multiculturalita’ dell’epoca. L’intreccio narrativo che affianca la realtà storica é molto complesso, impossibile riassumerlo in poche parole. Amori, tradimenti, lutti, dolori, nascite, fughe, compromessi, sorprese, si avvicendano in una narrazione appassionante, che invita il lettore a riflettere. La Storia da sempre insegna.

Mi é piaciuto molto l’escamotage letterario che dà inizio al racconto➡️ Nel 1991,dopo il crollo del Regime, sono affiorati molti documenti rimasti vittime della censura sovietica fino a poco tempo prima. Uno di questi apparteneva ad un alto funzionario della Polizia Segreta,che aveva avuto il coraggio di raccontare la verità.

Sapevo pochissimo della realtà della Russia Bianca, e per me è stato davvero un piacere saperne di più. Indubbiamente si tratta di un grosso lavoro di ricostruzione storica da parte delle autrici, che riescono a non appesantire la narrazione con dettagli superflui o spiegazioni prolisse. Il romanzo di finzione si intreccia alla realtà storica in modo sublime, coerente, ineccepibile. Se ti piacciono i romanzi storici, o vuoi approfondire l’argomento, questo libro fa per te! Naturalmente non troverai un vero finale, trattandosi di una trilogia! Io sono già in attesa del secondo capitolo!

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@illibroeservito

Anna Russo, di Libri in provincia, ha realizzato un video con la recensione del nostro romanzo “Le radici del fiordaliso”.

https://www.provinciamonamour.it/

Chapeau a queste due autrici perché si tocca con mano che dietro questo romanzo storico c’è una ricerca storiografica e geografica immane che si estende anche agli usi, alle tradizioni, ai paesaggi urbani e rurali, ai dialetti, ai modi di dire, alle mode, ai spettacoli in scena in quel momento, alla valuta e persino al tempo atmosferico!

Nel panorama editoriale ci sono milioni di libri – romanzi, saggi e biografie – dedicati al periodo storico che va dalla prima guerra mondiale al secondo dopoguerra e anche i punti di vista sono stati numerosi – tedesco, italiano, inglese, americano, russo – ma questo romanzo, secondo me, si caratterizza per la sua particolare visione da un punto di vista insolito ossia quello della Bielorussia, una terra che è sempre stata oggetto di conflitti tra più Stati, tanto da essere stata occupata e divisa, e che ancora oggi risulta essere una terra difficile.

E’ passata dall’essere parte dei territori russi all’alba della Prima Guerra Mondiale a essere sotto il controllo tedesco dopo la Pace di Brest-Litovsk – uno Stato cuscinetto tra la Germania e la Russia – a diventare nel 1918 la Repubblica Popolare di Bielorussia; ad essere nuovamente occupata dai russi prima e poi dai polacchi; ad essere divisa con la Pace di Riga tra Unione Sovietica, per la parte orientale, e Polonia, per la parte occidentale, subendo un processo di polonizzazione marcato, arrivando a vietare l’uso della lingua bielorussa.

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Tiziana sul suo blog


” Le persone che non conoscono i genitori possono vivere come gli altri? Un albero senza radici cade. Devo scoprire chi sono e da dove vengo, in questo modo potrò decidere chi voglio diventare. “

Immaginate di non conoscere le vostre radici, di non avere una Patria o di doverla abbandonare…pensate allo strazio di dover rinnegare la vostra lingua, le vostre tradizioni e per sopravvivere dovervi assoggettare a una nuova cultura…non vi sembrerebbe di vivere in un girone infernale?
Purtroppo è ciò che accadde in Bielorussia nel periodo fra le due guerre mondiali, quando i russi conquistando questo territorio, non si limitarono a governarlo, ma cercarono di eliminare completamente l’identità di questo popolo.

“Siamo dissidenti, oppositori,predicatori, agitatori: siamo nemici del popolo. L’unico soluzione è allontanarci, recintarci, isolarci.”

Continua a leggere la recensione sul blog septemliterary


Prendo in prestito una frase che ho letto da poco ne “La storia” di Elsa Morante perché si collega perfettamente alle domande che mi scaturiscono dalla lettura di questo romanzo :” L’umanità, per propria natura, tende a darsi una spiegazione del mondo nel quale è nata…. . E in quella si adatta a vivere. E senza di quella (spiegazione) cadrebbe nella pazzia.”Ecco, leggendo Le radici del fiordaliso mi è venuto da chiedermi ( ridimensionando l’idea del mondo al luogo natio d’origine) :”se questo luogo ha la caratteristica della caducità, della provvisorieta’, che spiegazione di questo mondo possono darsene gli individui che lo abitano? Come possono rimanerci in equilibrio?” Il fiordaliso è simbolo del popolo di Bielorussia, ed è questo popolo al centro di questo romanzo e della mia domanda, con le sue radici non ben ancorate al terreno, pronte ad essere spesso estirpate,ieri ed ancora oggi,ed è per questo visto ai miei occhi come abitante di un luogo”provvisorio”.

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