I personaggi

Jakov Michajlovič Jurovskij

«Sono figlio d’un vetraio, Dmitrij,» ridacchia Jurovskij. «Non giocheremo a chi è il più misero, vero? Concentrati sui soldi, piuttosto.»

Questo è un personaggio realmente esistito che abbiamo preso in prestito dalla Storia per farlo apparire nelle prime pagine del romanzo. Jurovskij dà il via a una serie di eventi che condizionano la vita di molti tra le pagine di Le radici del fiordaliso.

Chi era Jakov Michajlovič Jurovskij? Intanto usava questo nome come pseudonimo per camuffare l’origine ebraica, più evidente in Jankel’ Chaimovič Jurovskij.

Nacque a Tomsk nel 1878 da una famiglia operaia; si avvicinò al movimento bolscevico durante la rivoluzione del 1905 e ne divenne subito un membro attivo. Venne arrestato dall’Ochrana, la polizia segreta zarista, che lo esiliò. Lui decise di stabilirsi a Berlino. 

Tornò in patria allo scoppio della rivoluzione e divenne membro del soviet di Ekaterinburg, dove si fece notare per l’efficienza e la spietatezza. Nel 1918 fu colui che guidò l’esecuzione dei Romanov e passò gli anni successivi a stilare rapporti sulla morte della famiglia imperiale.

Nel 1934 sua figlia venne incarcerata e deportata in un campo di lavoro durante le purghe. Affetto da ulcera e malato di cuore, morì in un ospedale di Mosca nel 1938.


Sergej Petrov

Mi chiamo Sergej Petrov, sono una delle voci narranti del romanzo. Sono nato nel 1895 a San Pietroburgo e sono cresciuto in una famiglia povera. Sono rimasto orfano di madre da bambino, nel 1896 avevo un anno, poco meno o poco più. È triste, non ricordo niente di lei. Se non fosse per mia sorella Tanja che mi ha raccontato della mamma, sarei cresciuto con l’ombra pesantissima di mio padre a farmi da abbraccio.

All’inizio del romanzo ho ventitré anni, anche se ne dimostro di meno, ma che vi posso dire, mio padre mi mette in soggezione, ci metterò un bel po’ a superarla. Ho i capelli biondi e gli occhi color del ghiaccio, o così mi dicono, per me sono azzurro slavati, tanto che qualche volta mi danno l’impressione di essere trasparenti. Sono una persona, pragmatica e ho uno spiccato senso dell’onore. Ho una parola sola e la mantengo a ogni costo. Vi sembrerò un po’ sbruffone, ma sono davvero orgoglioso di questo. Trovo che sia una caratteristica fondamentale in un uomo.

Quando ci incontriamo per la prima volta sono giovane, ho il sangue in fermento e il cervello anche. La rivoluzione è tutta la mia vita. È un momento di cambiamento e crescita per me e per il Paese, mi troverò ad affrontare il solito caratteraccio di mio padre che quando si lascia trascinare dall’ambizione diventa ancora più insopportabile. La dottrina bolscevica è il mio credo, è giusta e umana e porterà un futuro brillante a tutti coloro che ne faranno parte. 


Dmitrij Petrov

Io sono Dmitrij Petrov e la voce narrante non ce l’ho; è mio figlio Sergej a parlare, e di me dice peste e corna. Il problema di avere qualcuno che racconta di te è che, non solo può sbizzarrirsi, ma anche presentarti come vuole. Sergej vi racconterà che sono un uomo avido, meschino e vendicativo, ed è vero, mica sto qui a dire il contrario, ma è solo una parte della verità. Se Sergej è cresciuto povero io lo ero di più; se lui ha lottato, io ho lottato di più; se lui ha patito la fame, io l’ho patita di più. E non sto facendo a gara a chi è più misero, come una volta disse Jurovskij. É solo la verità. Ed è vero anche che la povertà mi ha imbruttito. Sergej non capisce che l’idealismo è sciocco, e soprattutto molto pericoloso. Lui si illude che da questa Rivoluzione nascerà un paradiso di uguaglianza; idiozie. Ci saranno pochi ricchi e molti poveri. Come al solito. Questa volta, però, saremo noi ad avere di più: soldi, cibo, vestiti. Io e Sergej. Mio figlio crede che tutto quello che faccio sia per il mio tornaconto. Leggete la nostra storia e poi tirate le vostre conclusioni.


Poltorak

Di me si conoscono solo il cognome e la professione: sono il cuoco reale. Non è che le autrici abbiano speso molto tempo a parlare di me; sono un personaggio con una funzione precisa e così sono state concise. Anche troppo. Mi perdoneranno le autrici se vi confido in questa sede che sono in disaccordo? Io sono molto più di un cuoco imprigionato con la Famiglia Imperiale: sono un marito, un padre, un monarchico convinto. Non si fa cenno al motivo per cui ho seguito lo zar in esilio lasciando mia moglie e mia figlia e questo mi addolora.

Lasciare Marja e Aleksandra è stata una delle cose più difficili che abbia mai fatto, ma seguire Nikolaj era mio dovere. L’ho sempre chiamato Vostra Maestà, ma nella mia testa era Nikolaj e basta: il padre di famiglia, il marito, l’uomo che ha accettato la corona come un fardello. Non l’avrei mai lasciato solo, né lui e nemmeno la zarina o le loro figlie, era una prova troppo dura perché la affrontassero senza un sostegno. Fra i membri della corte siamo stati in diversi a seguirli; nessuno pensava che i bolscevichi sarebbero arrivati davvero a uccidere tutti. Eppure ci siamo e io morirò senza la certezza che quel Petrov mantenga la promessa. Temo che mia moglie e mia figlia subiscano la mia stessa sorte. Conto sulla dignità del giovane Sergej, spero con tutto il cuore di non sbagliare su di lui.


Olga Ševiola

Mi chiamo Olga e sono una voce narrante per caso. Benché faccia parte del trio dei personaggi iniziali, insieme a Leopold e Krzysztof. In principio le autrici non volevano farmi parlare, ma io sono una testa dura ed è difficile che tenga la bocca chiusa se ho qualcosa da dire. Ho voluto più spazio, sappiate che ho dovuto lottare con quelle due, ma alla fine l’ho spuntata e hanno dovuto darmi un punto di vista tutto mio. Sono abituata a lottare per ottenere quel che voglio e per mantenere la mia indipendenza. La vita mi ha obbligato a diventare così: mia madre mi ha abbandonata quando ero una neonata e mio padre è sposato con la bottiglia.

Quando ci conosciamo ho diciassette anni e lavoro già da quattro. La mia vita è questo: lavoro, lavoro, lavoro. So che le cose non diventeranno più semplici, ma ho giurato a me stessa che farò tutto quanto in mio potere per avere il meglio di quello che potrò permettermi. Per questo ho deciso che Jarek avrebbe avuto l’onore del mio primo bacio. Non sono stata furba come credevo, lui mi è entrato sotto la pelle, non riuscivo più a togliermelo di testa. Ma Jarek è attratto da ogni femmina e il suo fascino gli rende il gioco facile: tenerselo stretto è come tentare di bardare un’ape. Questo è l’inizio della mia storia, ma non lasciatevi ingannare: non ragiono solo con gli ormoni, nonostante l’età. Femminismo, resistenza, lotta politica, figli. A un certo punto ho capito che la vita è inaspettata e colma di sorprese, anche quando non hai una madre al fianco. Ho dovuto riscrivere i miei sogni e sapete che vi dico? Nonostante il prezzo lo rifarei da capo. 


Petronela

Io sono la migliore amica di una delle protagoniste, mica poco, eh? Ricordate bene il mio nome: Petronela. Sentirete ancora parlare di me. Olga direbbe che lei non è proprio la protagonista, ma io son vanitosa, non me ne vergogno e se lei è al centro, io sono proprio lì a fianco. Sono orfana, come Olga. Siamo cresciute entrambe senza madre, la mia è scappata per avere una vita avventurosa e indipendente. O almeno questo è quello che mi piace raccontare e Olga non mi contraddice mai. E io le voglio molto bene per questo. In cambio le ho regalato un po’ della mia sfrontatezza con i ragazzi, il mio motto è che: “prima di innamorarsi bisogna fare esperienza.” La paura non ha niente a che fare qui. Voglio Jarek? Me lo prendo, non sto a perdere il sonno chiedendomi perché sia triste e se sia o meno il momento giusto per avvicinarmi a lui. Non me lo devo mica sposare! Voglio solo divertirmi. Questo fa di me una brutta persona? Non credo proprio. Sono nata povera e sola, ma dalla vita ho intenzione di prendere tutto quanto riesco, è così sbagliato?


Jarek Nowakoski

Salve a tutti, sono Jarek Nowakoski, il fratello maggiore di Leopold. “Fratello” è una parola che mi riassume bene, molte delle cose che faccio sono dettate dal fatto che Leo è nato un paio di anni dopo di me. L’ho sempre amato, dal momento in cui è comparso al mio fianco ho promesso di proteggerlo con la mia stessa vita. Se piange lo consolo, se qualcuno cerca di fargli del male, lo proteggo, se ha fame gli do quello che ho nel piatto, se desidera qualcosa cerco di procurargliela. Leopold è il mio centro, il peso che mi permette di rimanere ancorato al suolo e non svolazzare via. Non mamma, non papà, e certamente non le ragazze che cambio con la stessa frequenza dei calzini. È stato così fino all’arrivo di Olga. Ha dato una scrollata così forte al mio mondo da cambiarne l’asse; mi ci è voluto un po’ per rendermene conto e ancora fatico ad accettarlo. Non sono sicuro di farcela, ma se dovessi, lei vale davvero la pena. 


Leopold Nowakoski

Mi chiamo Leopold Nowakoski e sono una delle voci narranti con più peso nel romanzo. Sono anche il personaggio più discusso dalle autrici, tanto che a un certo punto sembrava che mi avrebbero tagliato la voce. Poi Erika ha fatto marcia indietro. Lei sostiene che qualcuno doveva farlo, ma io so che ha capito che possiamo andare d’accordo. O almeno io mi ci impegno!

Vengo accusato spesso di credere di saperla più lunga degli altri. Gli altri difetti che mi ascrivono ve li elenco qui di seguito, (preparatevi che sono un po’): saccente, opportunista, stronzo (l’ho sentito dire con le mie stesse orecchie e non una volta sola!), indeciso, voltagabbana e chi più ne ha più ne metta.

Non pensiate che io mi abbellisca solo perché ho il punto di vista, sono onesto, io. Saccente? Forse. Ho studiato e ho una vasta cultura, non me ne sono mai vergognato. Opportunista? Faccio quello che è meglio per me e per la mia famiglia. Stronzo? Non ho paura di ferire, quindi forse è vero. Da ragazzo ero diverso: sempre attento agli altri, poi la mia vita è implosa e sono cambiato. Indeciso? Sono uno che soppesa e non ha paura dei ripensamenti. Voltagabbana? Ma per favore! Come dicevo, non temo i ripensamenti. Soprattutto non ho paura di fare quel che devo per proteggere i miei cari o dar loro quello di cui hanno bisogno. La famiglia è l’unica costante della mia vita: che sia quella originale o quella che mi sono creato non importa. Mia moglie, i miei figli, i miei genitori, mio fratello. Niente importa più di loro e per loro sono disposto a qualunque cosa, compreso contraddire me stesso. Da ragazzo il mio ideale erano la patria e la terra; quando sono cresciuto ho compreso che niente, niente, conta più del sangue. 


Małgorzata Nowakoski

Il mio nome è Małgorzata Nowakoski e sono la madre di Leopold e Jarek. Non ho un punto di vista ed è meglio così. Non mi piace stare al centro dell’attenzione, la trovo una perdita di tempo! I miei figli mi paragonano a un bue da tiro, ma se sapessero cosa significa nascere donna in un paese minuscolo da cui pare non esista via di fuga o futuro… Insomma, non c’è bisogno che lo sappiano. Le chiacchiere non sono il mio forte. Nemmeno i gesti d’affetto.

I sacrifici invece mi vengono bene, non sempre i miei figli si accorgono di quello che faccio per loro, ma se avete figli sapete anche voi che sono soggetti decisamente concentrati su loro stessi, soprattutto da ragazzini. Mi piace fare la scorbutica ed essere considerata una dura di cuore; questo mi concede una libertà estrema. Tanta gente mi sta alla larga e io ho meno preoccupazioni e grattacapi. Chi vuol capire, capisca! Se le persone attorno a me non sono in grado di vedermi e accettarmi per quello che sono veramente, per me possono andare a farsi un giro!


Pawel Nowakoski

Mi chiamo Pawel Nowakoski, sono lo zio di Jarek e Leopold, i ragazzi di mio fratello. Sono un reduce dalla Prima Guerra Mondiale che ho combattuto sui Carpazi e, vi assicuro, l’esperienza mi ha lasciato diverse cicatrici. Con quelle dell’animo cerco di venire a patti ogni giorno, qualche volta va bene, qualche volta meno. Una volta stati in guerra, non se ne torna più, rimane a rimestarti dentro cercando di sconvolgerti la vita anche fuori dal campo di battaglia. Mi considero un uomo forte, se non di fisico, almeno di spirito. Mi piace pensare che i miei nipoti possano trovare in me una roccia, ci sono e ci sarò sempre per loro e per tutta la famiglia Nowakoski.


Luiza Zawaski

Eccomi qua, mi chiamo Luiza… mmm, cosa dire di me? Così, di primo acchito, potreste pensare che sono la fidanzata di Leopold e basta, ma una pagina dopo l’altra sarò costretta a svelarvi il peso che hanno sulla mia vita e sulle mie scelte, mio padre e la perdita del mio adorato fratello maggiore Milan, ucciso in un bombardamento tedesco a Minsk durante la Prima Guerra Mondiale. Quando Milan è morto, un pezzo di mia madre si è perduto, ha cominciato a soffrire di disturbi psichiatrici che condizionano la mia quotidianità. Se non avete mai avuto a che fare con le malattie mentali, siete fortunati.

Gli avvenimenti che hanno segnato i primi 16 anni della mia vita e i primi capitoli di Le radici del fiordaliso, si sono incisi anche troppo in profondità dentro di me. Credo di aver perso un pezzettino anche io lungo il percorso. Questo non ha aiutato a rendermi una persona forte, per non parlare delle prove che le autrici mi hanno costretta ad affrontare dopo! Mi chiedo spesso se Anna Lisa ed Erika ce l’abbiano con me: combatto con una debolezza di fondo e un attaccamento alle convenzioni che mi obbliga a domandarmi spesso se sarò in grado di tirare fuori la forza necessaria per sopravvivere o se mi limiterò a farmi vivere dalla vita.


Jakub Zawaski

Io sono il cattivo della situazione! Piacere di conoscervi, il mio nome è Jakub Zawaski, di professione farmacista. Sono il poco amorevole padre di Luiza che in fin dei conti è una brava ragazza, ma io sto ben attento a non rivelarglielo.

Mi hanno costruito egoista, meschino, violento, ipocrita, non ho né senso dell’onore né amore paterno. Tanta roba per un personaggio secondario come me! Posso anche essere secondario, come insistono le due scribacchine che mi hanno creato, sta di fatto che le mie azioni lasciano strascichi fino alla fine del primo romanzo della Trilogia della Russia Bianca e che nel secondo ci sono ancora tracce ben evidenti della mia influenza. Quindi, vedete bene anche voi: secondario un cavolo!


Signora Kowalski

Io sono la vicina che tutti vorremmo avere, ma mi limito a prendermi cura della mia povera Luiza e di quella sfortunata creatura che è Wanda, sua madre. Non ho un nome, mi conoscerete solo come signora Kowalski. Poco male, ho un bel grembiulone che sa di biscotti e calore domestico, mani e braccia forti adatte ad abbracci consolatori e a sollevare Wanda che una volta su due ha bisogno di aiuto per fare anche le cose più semplici.

Uno dei miei tratti più caratteristici è che mi mancano i peli sulla lingua, non ho paura di dire le cose come stanno, credo davvero che sia l’unica maniera sana per affrontare guai e problemi e, credetemi, viviamo in un Paese complicato. Per non parlare dell’epoca storica! Brontolo spesso, ma fa parte del personaggio, magari ti rimprovero, ma intanto ti offro un piatto per riempirti lo stomaco. Mi piacerebbe poter dire che sono fedele alla mia rettitudine fino alla fine, ma la verità è che mi hanno resa anche troppo umana e realistica, così mi toccherà girare le spalle a qualcuno che amo in un momento delicato. Ancora oggi me ne dispiaccio e me ne pento, ma non ho mai avuto l’occasione per confessarlo al personaggio interessato.


Piotr Bondar

Piacere, sono Piotr Bondar, un amico di Leopold. Diciamo una specie di amico perché Leopold ha più spine di un riccio e avvicinarglisi non è facile. Mi vedrete in una scena breve, mentre cerco di salvargli il culo; le autrici dicono che tornerò, ma ho intenzione di soppesare per bene la loro offerta. La Grande Guerra mi ha portato via mio padre e i miei fratelli, a meno di sedici anni ero già il capo famiglia. Fra tutti questi polacchi e russi io sono uno dei primi bielorussi che conoscerete, però non ho il tempo di lottare per la patria, ho le mie sorelle, mia madre e le mie zie da proteggere. Le porto tutte in Lituania, sperando che i russi non arrivino anche lì. Leopold è un idealista, io no: inutile combattere una guerra persa in partenza. Sovietici e polacchi vogliono spartirsi la mia patria e io non ho intenzione di assistere allo scempio.


Jak Nowakoski

Io sono Jarek Nowakoski, ma tutti mi chiamano “Jak” per non confondermi con mio padre. Il mio arrivo nella vita dei miei genitori è stato un po’ intempestivo, nessuno dei due aveva preso in considerazione di avere un figlio, c’era la guerra, loro erano giovani e innamorati… insomma, sapete anche voi come vanno queste cose. Resto sullo sfondo per buona parte del libro: prima sono troppo piccolo e dopo ci sono molti altri personaggi più interessanti di me. Ho qualche assolo interessante e sto sussurrando nelle orecchie delle autrici qualche buona idea per il mio futuro. Ci rivediamo presto, ne sono certo!


Feliks Edmundovič Dzeržinskij

Feliks Edmundovič Dzeržinskij fu il fondatore della Čeka; era nato vicino a Minsk in una famiglia della piccola nobiltà polacca. Fin da giovanissimo aderì al movimento marxista e venne più volte incarcerato, deportato in Siberia e torturato. Convinto della necessità di combattere i nemici interni fondò la Čeka alla fine del 1917 e ne divenne il Direttore. Deciso fautore dell’intransigenza, si devono a lui le politiche repressive della Čeka, inclusa la tradizione degli arresti arbitrari e delle deportazioni.

Il Direttore non ammetteva dissensi all’interno del Partito, convinto che permetterli avrebbe distrutto il Partito stesso. Incorruttibile, deciso, onesto, profondamente credente nell’ideologia, fu uno dei pochi ad avere il permesso di parlare sempre a viso aperto con Lenin prima, e con Stalin dopo. Morì improvvisamente il 20 luglio 1926 dopo aver pronunciato un violento discorso contro Kamenev. 


Eduard Lenkevič 

Eduard Lenkevič è un personaggio storico sfuggente, ma reale su cui abbiamo trovato pochissime informazioni e che, per questo, ha suscitato la nostra curiosità. È stato un nazionalista polacco negli anni ‘30, si infiltrò nelle maglie del movimento indipendentista bielorusso e contribuì all’arresto di parecchi di loro.

È stato lui a tradire e a causare l’arresto di Vera Maslovskaja.
Nel nostro romanzo appare brevemente mentre sonda le intenzioni politiche di uno dei nostri eroi, per quanto fugace sia la sua permanenza tra le nostre righe, non è una figura che si dimentica con facilità. 


Vera Maslovskaja 

Vera Maslovskaja, insieme alla sorella Ženja, sono personaggi reali presi in prestito dalla Storia. Abbiamo scoperto Vera per caso e l’abbiamo amata moltissimo entrambe. Vera Maslovskaja era nata in una famiglia molto povera e numerosa di origine bielorussa a Supraśl in quello che nel 1896 era ancora l’Impero Russo. La laurea in pedagogia che riuscì a conseguire, nonostante la sua situazione di partenza, è una prova esplicita della sua tenaci: lavorava di giorno e studiava di notte.

Nel 1917 si stabilì a Grodno per insegnare dopo aver fondato una delle prime scuola in lingua bielorussa della regione. Quando nacque la Repubblica Popolare di Bielorussia il 25 marzo del 1918 in seguito al Trattato di Brest-Litovsk, Vera vi aderì con grande entusiasmo e senza pensarci due volte. Si trasferì subito a Vilnius per iscriversi alla Società Scientifica di Bielorussia. Dopo essersi diplomata si sposò con un bielorusso che combatteva per i polacchi, ma rimase vedova molto presto. L’inizio della sua carriera di scrittrice politica è di quel periodo, così come l’Unione Centrale delle Donne di Bielorussia che ha scatenato la nostra vena femminista, ma di cui abbiamo trovato quasi nessuna informazione. Vera non si arrendeva alla dominazione di nessun tipo, né a quella sovietica, né a quella polacco. Il suo sogno era quello di vedere una Bielorussia indipendente e ne parlò con il fervore e la decisione che la caratterizzavano alla Convenzione Politica-Nazionale di Tutte le Bielorussie.

Nel 1922 venne arrestata a causa di un infiltrato tra le sue file. Fu riconosciuta la sola colpevole delle sue azioni sovversive e venne condannata a sei anni di carcere, da cui continuò a scrivere. Una volta uscita, si sposò con Vladimir Korchevskij, con cui aveva iniziato una relazione sentimentale in prigione dove si trovava anche lui, arrestato per attivismo. La condanna li aveva alienati dall’insegnamento quindi, dopo essersi stabiliti ad Al’pen lui iniziò a lavorare come salmista, e lei a scrivere opere teatrali e componimenti sulla natura sotto lo pseudonimo di Muraška, la Formica. Nel 1941 Vera e Vladimir si stabilirono a Ogrodniczki dove fondarono una scuola superiore, la Seconda Guerra Mondiale interruppe le loro attività, ma non si persero d’animo e continuarono a insegnare sottobanco. Dall 1946 Vera collaborò con la Lega delle Donne, con il Concilio distrettuale di Białystok e con l’associazione culturale bielorussa in Polonia; continuò così fino al 1958 quando andò in pensione. È morta a Supraśl nel 1981 quando il paese natio si trovava già all’interno dei confini polacchi. Aveva 84 anni. 


Kirill Ivanov

Piacere di conoscervi, io sono Kirill Ivanov, il più caro amico di Sergej. Io e lui insieme abbiamo partecipato alla Rivoluzione d’ottobre e alla guerra contro i polacchi; tutti e due ci abbiamo rimesso del nostro: lui due dita e io un occhio.

Nonostante il nostro legame, siamo diversi come il giorno e la notte: io sono un ribelle, convinto di avere sempre ragione, testardo, uno che vuol fare le cose a modo suo e fanculo agli ordini., invece lui è più ligio di me. Diciamo che è più moderato e diplomatico. Devo ammettere che a Sergej talvolta ho fatto vedere i sorci verdi, però sarà grazie a me se quello stoccafisso del mio amico inizierà a pensare con la sua testa. 


Aleksandra Poltorakova

Mi chiamo Aleksandra Poltorakova e sono lieta di fare la vostra conoscenza. Devo il mio nome alla nostra zarina, una donna dolce, delicata e di buon cuore. I miei genitori lavoravano per lo zar, così io sono cresciuta a Carskoe Selo; nei miei ricordi più belli ci sono mille scorribande con la granduchessa Anastasija lungo i corridoi e nei giardini del palazzo. La mia infanzia è stata recisa con violenza dallo scoppio della rivoluzione. Quei bolscevichi senza Dio hanno preso mio padre e lo hanno ucciso; io e mamma ci siamo dovute nascondere presso una nostra zia. Quando lei si ammalò abbiamo rischiato di morire; sarebbe finita male se Dmitrij e Sergej Petrov non fossero intervenuti. Mio padre ucciso dai bolscevichi e io salvata da due di loro, ironico, vero?


Anastasija Petrovna

Ciao, sono Astasija e sono la figlia di Sergej. Io amo il mio papà: il mio personaggio si potrebbe riassumere così. Amo anche la mia mamma, ma lui è il mio eroe, il mio cavaliere senza macchia. Anche lui mi vuole bene, me ne vuole tantissimo. Non ho mai visto nessun altro papà comportarsi come lui fa con me: insieme giochiamo, parliamo, passeggiamo e ogni tanto, mi sgrida. Dice che sono pigra e che dovrei usare meglio la mia intelligenza studiando e prendendo dei bei voti, ma io non vedo il perché: sono figlia di un pezzo grosso del Partito, quando sarò grande i ragazzi faranno a gara per sposarmi e per diventare una brava moglie e madre non ci vuole mica il diploma!

Però sposarmi vorrebbe dire lasciare i miei genitori e non sono affatto sicura di volerlo. Forse ha ragione papà e dovrei mettermi a studiare!


Oleg Kravets 

Salute, io sono Oleg Kravets. Ero destinato a una breve comparsata, poi le autrici si son dette: “Ma no, dai, diamogli più spazio” e quindi eccomi qua. Parlarvi di me è un gran problema, quelle due hanno ordito una trama così intricata che appena apro bocca rischio di dire più cose del consentito. Quindi, cosa posso raccontarvi? Sono ucraino, sono ricco e mi hanno anche fatto bello, eppure le mie autrici hanno pensato per me una tale sequela di prove che, in confronto, Giobbe pare un uomo fortunato. Basta, non dico altro, se vi ho incuriosito sapete cosa fare. 


Krzysztof Mazur 

Ciao! Io sono Krzysztof, uno dei personaggi più anziani, eh sì, ho solo dieci anni quando faccio la mia entrata in scena, ma sono uno dei fondatori insieme a Leopold e Olga. Chi l’avrebbe mai detto, no?! Siamo stati i primi, i tre da cui è partito tutto. Sono orfano e l’unica casa che conosco è il monastero in cui sono cresciuto. Ci vivo bene in monastero, non pensate a me come un bambino infelice. Sono curioso, mi piace l’avventura, voglio scoprire chi sono davvero e da dove vengo, voglio vedere il mondo e trovarci il mio posto. Perché sono sicuro di appartenere a qualcuno e a un luogo che ancora non conosco. Tutte cose che, a Grodno, non posso fare! Così, visto che sono uno che si sputa sulle mani, ho deciso di partire per trovare la mia strada. Voi direte, “sei appena un ragazzino, ma dove vuoi andare?” Abbiate fede, so badare a me stesso! 


Padre T

Buona sera, figlioli, io sono Padre Tomasz, o “Padre T.” come mi chiama Krzysztof fra sé e sé. Che bambino eccezionale, Krzysztof. Sua madre me lo ha messo tra le braccia che era un ranocchio di pochi mesi, un neonato piccolo e scuro. Dio sa che gli ho voluto bene come se fosse mio. L’ho cresciuto, educato e guidato, ma non mi ha sorpreso quando un giorno ha preso la strada ed è partito: il mio ragazzo ha fame di risposte e quando sarà pronto a tornare io sarò qui ad aspettarlo. 

La mia vita di personaggio e di religioso è costruita al servizio degli altri; le mie autrici sostengono che ce ne siano pochi come me. Non so rispondere e preferisco rimanere umile. Dio vede e provvede!


Suor Cornacchia

Piacere, io sono Suor Thereza, anche se quello scavezzacollo di Krzysztof mi chiama Suor Cornacchia. Lui pensa che io non lo sappia, ma io tutto vedo e tutto sento… Piccolo insolente! Krzysztof si caccia in un guaio dopo l’altro: un giorno va nel bosco da solo, quello dopo lo trovi in cima a un albero, un altra volta lo peschi a mezzanotte con le mani nel vaso della marmellata perché aveva fame, una volta è caduto da un cornicione per andare a cercare una famiglia di topi! Ma io dico, si può essere più scapestrati? L’unica maniera per obbligarlo a stare fermo è metterlo a sgranare rosari. Lui crede che non gli voglia bene, ma non è vero, è che io voglio che diventi un ragazzo e un uomo retto, onesto, che pensa prima di agire, capace di affrontare la vita. Se non lo amassi gli farei fare quel che vuole, ma visto che non è così si deve sorbire le mie prediche. Krzysztof è entrato nelle nostre vite come un orfano fra gli orfani, eppure da subito ho capito che non era come gli altri. Ha iniziato a parlare e camminare prima e meglio degli altri ed è curioso, di una curiosità insaziabile. Quando è partito non ho detto una parola, ma quando tornerà gliene dirò quattro!


Szymon Woznac

Piacere, sono Szymon Woznac, il miglior personaggio maschile del romanzo. Mi conoscete da ragazzino, sono bello, educato e ho un padre sarto che mi manda in giro vestito da signorino. Ho molti amici e sono convinto che le ragazze faranno la fila per uscire con me. Le autrici mi hanno creato come spalla per Krzysztof: lui il protagonista, io il bulletto da cortile. Ma noi due ce la siamo intesa fin dal principio, tanto che ora ci consideriamo fratelli. Le autrici, per fortuna, hanno avuto abbastanza empatia per lasciare che la nostra amicizia di evolvesse e questo mi ha regalato un bel numero di parole e di avventure. Cresco, nel vero senso della parola, dalla prima all’ultima pagina. La mia vita si ribalta e poi si ribalta ancora, compio scelte che mi complicano la vita, ma non me ne pento. Credo proprio che nel prossimo libro ci sia uno spazio bello ampio per me. Non vedo l’ora!


Roza Wiatrów

Ciao, mi chiamo Roza Wiatròw e sono parte del gruppo ebraico del romanzo. Eh sì, benché le autrici non volessero inserire personaggi di origine ebraica nel romanzo, scrivi scrivi si sono rese conto che raccontando di Seconda Guerra Mondiale era impossibile non farlo. Erika mi ha pensato un po’ come una Jo March dell’est Europa e so che ad Anna Lisa all’inizio non andavo giù. Credo apprezzasse di più quell’acqua morta di mia sorella. Poi sono cresciuta, ho tirato fuori i denti, mostrato la mia intelligenza e ostinazione e finalmente ho ottenuto la sua ammirazione. All’inizio vivo a Berlino con la mia famiglia, ma Hitler e la sua folle politica hanno spinto mio padre ad abbandonare la Germania per metterci al riparo nel fantomatico stato autonomo di Birobidžan, in Russia. Anche se non ero contenta di lasciare la mia bella Berlino e la mia amatissima Gerta, il viaggio mi pareva un’avventura affascinante! Chi sapeva che significa camminare per mezza Europa? O cosa vuol dire vivere ospiti da dei parenti osservanti e bigotti in un buco di paese. Ho temuto di impazzire! Ma visto che sono una che non molla, alla fine me la sono cavata persino lì.


Elize Wiatrów

Piacere di fare la vostra conoscenza, io sono Elize, la sorella educata e a modo di Roza. Lei è più piccola di me eppure mi tormenta con i suoi lazzi: deride il mio amore per le buone maniere, il garbo, le convenzioni sociali, i bei vestiti e l’ordine. Lei, del resto, è il contrario di me. Cerco sempre di convincerla a imitarmi, ma Roza preferirebbe mangiare letame che assomigliarmi. Detta così sembro la classica ragazza noiosa, ma su una cosa Roza ha ragione: l’acqua cheta rode i ponti e credo proprio che un giorno io farò crollare il mio. 


Gerda

Piacere, io sono Gerda, la migliore amica di Roza, o almeno lo ero quando eravamo bambine. Siamo cresciute insieme, abbiamo giocato e studiato fianco a fianco finché è arrivato Hitler e i Wiatrów sono dovuti scappare. Ci sono rimasta male perché io e Roza ci siamo sempre dette tutto e invece è scomparsa senza una parola, senza un messaggio, un avvertimento. Così, di punto in bianco, mi sono ritrovata senza di lei per la prima volta nella mia vita. E ho dovuto cominciare a mettermi in gioco in questa nuova società ariana costruita a puntino. Nel primo libro compaio che ancora non sono adolescente, Roza mi nomina spesso, ma di me le autrici non si occupano più. Negli ultimi tempi, però, parlano spesso di darmi una parte più attiva nel secondo libro. Sono emozionata e anche spaventata, non sono certa di voler una parte tutta mia senza poter fare da spalla a Roza.


Timofeij Gončarov e Maggiore Jacontov

Saluti, io sono Timofeij Gončarov e lui è il Maggiore Jacontov. Noi siamo i protagonisti assoluti del quindicesimo capitolo, assoluti, badate bene. Quelle due streghe ci hanno dato la parte dei cattivi, cattivi, noi? No. Forse un pochino, ma che ci volete fare; se non rispetti gli ordini, se ti fai sentire, se dubiti, se pensi vieni ammazzato e né e io né Jacontov ne abbiamo voglia. Del resto, siamo di stanza in un buco di paese dimenticato da tutti, perché mai non dovremmo spassarcela dove possiamo e con quello che abbiamo a disposizione? Voglio dire, a Mosca sai come passare il tempo quando non sei in servizio, ma nella campagna ucraina cosa volete che ci sia da fare? Niente, ve lo dico io. E poi, diciamocelo, veder morire la gente a frotte non piace a nessuno, così hai due scelte: o ti spacchi la testa per il dolore e il rimorso (e poi fai qualcosa di stupido) o ti distacchi così tanto che le persone diventano dei semplici pezzi di carne. Si chiama disumanizzazione, e a noi riesce molto bene.


Beniamin Wiatrów

Piacere di conoscervi, miei cari, sono Beniamin Wiatrów, il padre di Roza ed Elize. Sono un uomo intelligente, un padre amorevole e un marito devoto; vengo da una famiglia di ebrei non praticanti una cosa che, alla fine dei conti, ha fatto ben poca differenza. Hitler non stava a chiederti se frequentavi il Tempio o meno, ti deportava e basta. Ecco perché siamo scappati, diretti verso Birobidžan. L’idea è stata mia e non posso certo rimproverare la mia Roza di essere troppo idealista quando anche io non scherzo. Però io sono adulto e so quando fermarmi, lei ancora no. Tutto il contrario di Elize che invece non sembra sapere ancora quando partire. Anche se sono diverse come il giorno e la notte non le cambierei per niente al mondo, sono la mia gioia. Avrei voluto essere capace di dare loro un posto dove vivere in pace. 


Paulina

Ciao, io sono Paulina, una delle piccole del romanzo. Non ho una parte molto grossa, anzi, però sono restata impressa alle Autrici; tanto che sono qui a lambiccarsi il cervello per capire come farmi tornare in scena. Come primo impatto non sono un granché; bionda, con un fisico che già promette curve, e un po’ ochetta (non stupida, badate!). Sono il sogno proibito di Krzysztof, un bel ragazzino davvero, simpatico, anche, con un certo fascino. Anzi, è così fascinoso che riesce a strapparmi una promessa di matrimonio e un bacio a dodici anni. Se fosse rimasto a Grodno chissà come sarebbe andata a finire, ma lui è partito e io sono emigrata con la mia famiglia prima che lui tornasse. Se mai ci dovessimo incontrare ancora potrei ricordargli di quel bacio rubato nel cortile di una scuola tanto tempo fa… 


Gavril Šostakov

Salve, io sono Gavril Šostakov, non vi affezionate troppo a me perché sono solo una comparsa. Qua dentro è pieno di personaggi che sgomitano e farebbero carte false per apparire nel sequel, ma io dico: compagno o compagna, fatti due domande. Se hai esaurito il tuo ruolo basta, lascia spazio agli altri. È questione di senso del dovere, nient’altro. Quando leggerete di me vi chiederete di quale senso del dovere io parli: sono un cliente di Luiza, il suo unico cliente e non mi faccio grossi scrupoli a mollarla a un altro quando, finalmente, posso tornare a Mosca. Glielo dico così, senza patemi o lacrime, ma non sono del tutto cattivo. Perché credete che le abbia trovato il vecchio professore? E senza di me che ne sarebbe stato del mio amico Sergej a Mosty, quando è arrivato a un passo dall’insubordinazione? Certo, voi mica lo vedete, ma si legge fra le righe (e comunque noi personaggi abbiamo tutta una vita nostra a cui non assiste nessuno). Io credo d’aver detto la mia e sapete cosa? Alcuni personaggi non si conoscono mai abbastanza. E che non bisogna fare troppe storie, se no finisci male, o peggio. 


Viktor

Piacere, io sono Viktor, un personaggio nato un po’ per caso, come molti altri qua dentro (vero Oleg?) Quando mi incontrate lavoro sulle chiatte insieme a quello sbarbatello di Krzysztof, mi piace il ragazzo, gli sono davvero affezionato e speravo di stargli accanto ancora un po’, ma le due streghe, cioè, le due autrici rispettabilissime, si sono scordate di farmi tornare dall’Ucraina dopo che ho oltrepassato il confine. Allora, la mia vita è stata discussa e rivoltata come un calzino, ci tenevano entrambe a raccontare la mia storia, ma quando è stato chiaro che bisogna eliminare qualcuno, io sono stato tra quelli. E così la mia storia è finita nel dimenticatoio! Non credo ci rivedremo, ma è stato un piacere viaggiare con Krzys e accompagnarlo in alcune delle esperienze più importanti della sua vita.


Marek Bialiaŭski

Se avessi tante cose da dirvi di me, significherebbe che ho fatto chiarezza sulle domande che mi pongo quasi tutti i giorni. Prima tra tutte è: chi sono io? Non intendo in senso metafisico, vorrei davvero sapere chi sono. Conosco il mio nome e il mio cognome, so chi erano i miei genitori - vi assicuro che avrei preferito ignorarlo - ma chi sono io, come persona, qual è l’identità che mi definisce; ecco, queste sono domande che rimangono senza risposta per il momento. Ho dentro una gran rabbia che non so come eliminare. Sospetto che nel secondo libro il mio destino si chiarirà, non credo piacerà né a me né a voi, ma forse per me vale davvero il detto: si raccoglie quel che si semina?


Karol e Jan

Noi andiamo in coppia. Cognome non lo conosciamo, ma abbiamo una storia super affascinante alle spalle. Una fiaba, una favola, un mito, un mistero avvolto di musica e dalla nebbia dei tempi andati. Avevamo un futuro brillante, le nostre care autrici erano lanciatissime, eravamo il loro mezzo per portare una bella leggenda con forti richiami al folklore dentro al romanzo. Ma poi è intervenuta la voce della ragione e la nostra storia è affogata nel Nemen! Vedrete che, comunque, quel poco che leggerete di noi vi lascerà con la curiosità addosso.


Helena Nowakoski

Mi vedete crescere, conoscete ogni mio pensiero e desiderio e la cosa non mi sembra affatto adatta a una ragazza della mia età! Ecco, l’ho detto. Questa cosa mi pesava addosso dal momento in cui quelle due mi hanno dato vita. Credo di essere la ragazza con più mamme al mondo, al momento ne conto quattro. Ho una storia complicata, non sono sicura di averla capita del tutto nemmeno io. Cerco di diventare una donna senza farmi schiacciare dal passato e dalle scelte sbagliate dei miei genitori e della Storia. Sono affascinatissima dal cinema, vedrete!


Nikolaj Petrov

Ahhh! Di me sentirete parlare presto. Bene? Be’, non ne sono sicuro. Non posso dirvi niente di niente perché ogni cosa sarebbe uno spoiler. Nel primo libro sono un neonato, non faccio altro che piangere e… insomma, e fare le cose che fanno di solito i neonati! Vedrete che nel secondo volume avremo possibilità di conoscerci meglio! A presto!